Il Sistema Scolastico italiano

Scolastica

Per la rassegna #Scolastica, che comincia da oggi, propongo un’analisi sul sistema scolastico italiano. C’è chi dice che sia tra i migliori al mondo, chi tra i peggiori: chi avrà ragione?

Dammi tre parole…

Comincio da una parola: balcanizzazione normativa. Parola, utile a capire cosa è successo sul piano legislativo alla scuola italiana. Ho fatto un breve calcolo e tra leggi, dpr, dlgs, dm e dpcm, arriviamo ad oltre 38 atti legislativi che si sono avvicendati tra il 1971 e il 2018 (a riguardo, trovi un documento riassuntivo più avanti). Tutto ciò, senza contare circolari, decreti dipartimentali e direttoriali. Il dato impressionante è il susseguirsi di atti normativi dal 2000 in poi: se dal ’70 al ’99 ne possiamo contare undici, dal 2000 al 2018 sono ben ventotto. In soli 18 anni sono stati sfornati più del doppio degli atti emessi in 30 anni!
Lo storico romano Tacito scriveva che più uno Stato è corrotto, più fa leggi: non so se si possa spiegare solo con la corruzione, questa iper-regolamentazione. Sicuramente è parte del discorso, ma penso che la sostanza stia in un’altra parola: postificio. Eh sì: il sistema scolastico italiano è stato utilizzato, da tutti i partiti, per promettere posti di lavoro e sistemare persone, tra meritevoli e scappati di casa. Poi, una parte della spiegazione si trova anche nella progressiva rivoluzione tecnologica degli ultimi anni, ma da sola non è condizione sufficiente.
La terza e ultima parola, che può tornarci utile per capire cosa è successo al sistema dell’istruzione italiano, è austerità. I tagli alla spesa pubblica si sono abbattuti come una mannaia sulla scuola italiana e il risultato è che oggi bisogna fare la colletta per la carta igienica…

Info utili sul sistema scolastico italiano

Ora non entro nel dettaglio del confronto tra le diverse aree italiane e tra l’Italia e gli altri paesi (chi vuole, approfondisca con la lista più avanti), ma una cosa è certa: non si può spiegare lo stato attuale dell’istruzione italiana, solo con il fancazzismo del settore pubblico. Non metto in dubbio che possa essere una parte del problema, ma non c’è alcun dubbio che le 3 parole da me utilizzate (balcanizzazione normativa, postificio e austerità) debbano avere pari dignità nel dibattito! Chiarito ciò, come di consueto, ecco una lista di articoli, guide e risorse, utili a capirci qualcosa in più:

5 commenti
  1. M∆B
    M∆B dice:

    Siccome ho dimenticato di inserirli nel post, segnalo anche:
    – un post che parla della distribuzione del budget, tra le diverse aree geografiche e tra i diversi livelli di scuola;
    – un altro post che sviscera il nodo della selezione del corpo docente.

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  2. M∆B
    M∆B dice:

    Altre dimenticanza: lo stipendio degli/delle insegnanti… oddio, più che dimenticanza, è semplicemente un argomento correlato all’austerità, di cui ho già scritto sopra. Ho controllato i dati e NO, non è vero che gli insegnanti italiani guadagnano meno dei loro colleghi europei. O meglio, è vero in parte: gli stipendi sono sì più bassi, ma semplicemente perché sono proporzionati al PIL pro-capite. Anzi, come riportato a pag. 20 dell’ultimo rapporto Eurydice, i dati confermano che lo stipendio degli insegnanti è, mediamente, al di sopra del PIL pro-capite. Quindi, cari insegnanti, invece che lamentarvi riportando dati falsi, vi converrebbe scendere in piazza per ciò che veramente taglia i vostri stipendi, cioè l’austerità…

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  3. M∆B
    M∆B dice:

    Un’altra dimenticanza (ma non tanto, perché anche questa è collegata all’austerità) è su una parola che io odio: le “classi-pollaio”. Una parola che odio perché impoverisce il concetto di scuola e quello di essere umano. Anyway, anche qui disinformazione à gogo: semplicemente non è vero che le nostre classi sono sovraffollate , o comunque non lo sono più che nel resto dell’UE. Riportare dati falsi non fa altro che genrare confusione e poi ti ritrovi il ministro di turno, che non sa letteralmente ciò che fa!!!

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  4. M∆B
    M∆B dice:

    Altro falso mito sulla scuola italiana, è la scarsa spesa pubblica dell’Italia nell’istruzione: semplicemente non è vero. O meglio: non è vero se ci rapportiamo al resto d’Europa, con cui siamo in linea in termini percentuali. Se poi vogliamo rapportarci con il resto del mondo, beh, possiamo farlo… ma dobbiamo rapportarci in quanto UE e non in quanto singolo Stato. Torniamo quindi sempre a un punto: se dobbiamo lamentarci della scuola, dobbiamo lamentarci a livello europeo; altrimenti è demagogia.

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