I due Aspetti, delle 4 Manifestazioni meccaniche nelle Persone

Inizialmente l’uomo rileverà di non poter osservare imparzialmente nulla, di ciò che trova in sé stesso… L’uomo non può studiare sé stesso, come se fosse una stella lontana, o uno strano fossile… Questo significa che, non appena avrà cominciato ad osservarsi, distinguerà in sé le caratteristiche utili e quelle dannose: cioè, UTILI o DANNOSE dal punto di vista di una possibile conoscenza di sé stesso, di un possibile risveglio e di un possibile sviluppo… Ora, dobbiamo esaminare quali sono i tratti, o le caratteristiche dannose che l’uomo trova in sé stesso. In generale sono tutte manifestazioni meccaniche. Come abbiamo già detto, la prima è quella di mentire. La MENZOGNA è inevitabile nella vita meccanica Nessuno può sfuggirvi e più crediamo di essere liberi dalla menzogna, maggiormente ne siamo presi. La vita, così come è oggi, non potrebbe esistere senza la menzogna… Occorre comprendere che non parto da un punto di vista morale, qualsiasi esso sia… Parto solo da un punto di vista pratico e mi riferisco solo a ciò che è utile, o dannoso, allo studio di sé ed allo sviluppo di sé. Iniziando in questo modo, l’uomo impara ben presto a scoprire i segni attraverso i quali può riconsocere in sé stesso le manifestazioni dannose. Scopre che, quanto più egli controlla una manifestazione, tanto meno questa è nociva e, meno la controlla (quindi più essa è meccanica), maggiormente può diventare nociva. Quando l’uomo comprende questo, ha paura di mentire: ancora una volta, non per ragioni morali, ma per il fatto che non può controllare la sua menzogna e che la menzogna controlla lui… Il secondo tratto pericoloso che l’uomo trova in sé stesso e l’IMMAGINAZIONE… Non tarderà a rendersi conto che alla parola immaginazione [ndr: diversa dalle parole “sogno” e “fantasia”] viene dato un senso artificioso e per nulla giustificato: quello di facoltà creatrice, o selettiva. Si accorge che l’immaginazione è una facoltà distruttrice, che non può mai controllare e che lo allontana sempre dalle sue decisioni più coscienti, verso una direzione nella quale non aveva intenzione di andare… Si scopre inoltre, talvolta fin dall’inizio, quante pericolose conseguenze possono esservi nell’ESPRESSIONE DELLE EMOZIONI NEGATIVE. Il termine emozioni negative designa tutte le emozioni di violenza, o di depressione: autocommiserazione, collera, sospetto, paura, contrarietà, fastidio, diffidenza, gelosia, ecc… Oltre all’espressione delle emozioni negative, ognuno può scoprire in sé stesso e negli altri una singola caratteristica meccanica: il PARLARE. Non vi è nulla di male nel parlare, come fatto in sé. ma in certe persone, in particolar modo in coloro che meno se ne rendono conto, questo diventa un vero vizio. Parlano continuamente, ovunque si trovino: sul lavoro, in viaggio, persino quando dormono. Non smettono mai di parlare, se c’è qualcuno a cui parlare e, se non vi è nessuno, parlano con sé stessi…
Questa continua caduta nel sonno presenta taluni aspetti ben determinati… Ve ne sono due: il primo è chiamato IDENTIFICAZIONE… L’uomo si identifica con tutto: con ciò che crede, che non crede, che desidera, che non desidera, che l’attira o lo respinge. Tutto l’assorbe ed egli rimane incapace di separarsi dall’idea, dal sentimento o dall’oggetto che l’assorbe… manifestazioni quali la menzogna, l’immaginazione, l’espressione di emozioni negative e il chiacchierare continuo, esigono l’identificazione. Non possono esistere senza l’identificazione… Il secondo fattore di sonno è uno stato molto vicino all’identificazione, che si chiama CONSIDERAZIONE. Infatti, “considerare” è identificarsi con altri. È uno stato in cui l’uomo si preoccupa costantemente di ciò che gli altri pensano di lui: se lo trattano secondo i suoi meriti, se l’ammirano abbastanza e così via. La considerazione ha una parte molto importante nella vita di ognuno, ma in taluni diventa un’ossessione… L’identificazione e la considerazione devono, entrambe, essere osservate molto seriamente. Soltanto la piena conoscenza di esse può indebolirle. Se non si può osservarle in sé stessi, è facile osservarle negli altri. Occorre però ricordarsi che non si è in nulla differenti dagli altri. Sotto questo aspetto, tutti gli uomini sono uguali.

Passo dal libro “L’evoluzione interiore dell’uomo”, di Peter D. Ouspensky (2006, Edizioni Mediterranee, pag. 58-63)
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