Italia.it, quando non c’è fine al Peggio

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Per chi non lo ricordasse, c’è stato un periodo in cui se cercavi “merda” su Google, Italia.it usciva come primo risultato. Ecco, visto il clamoroso successo, si sta cercando di recuperare questo progetto… in maniera assurda! Dovrebbe diventare Italia Login, un portale che raccoglie tutti i servizi della PA NAZIONALE!!! Ma come si può prendere ‘sta cosa seriamente! In un paese dove non si riesce a coordinare la burocrazia di un semplice comune!! Se vuoi divertirti, leggi l’approfondimento al link

L’equivoco di fondo nella Riforma della #PA

In linea con la fumosità delle altre riforme del Governo Renzi, si colloca anche questa riforma della PA. La fumosità è data da una somma di alcuni aspetti impossibili da realizzare (tra cui io ci inserisco anche la misura del pre-pensionamento) con un equivoco di fondo: la terzietà dei manager pubblici. L’idea di un manager pubblico distaccato dall’azione politica è… ecco… come si diceva nella Francia del XVIII secolo… una puttanata! O l’ennesima paraculata per poter continuare a gestire i propri impicci indisturbati. È chiaro come il sole che la titolarità dei rapporti tra lo stato e le imprese, o tra lo stato e i cittadini, è passata dalla politica alla burocrazia, cui di fatto competono le relazioni proprie e quelle improprie, cioè corruttive. Chiunque occupi un ruolo di potere burocratico lo gestisce nel modo più lucroso possibile per sé e per le proprie relazioni politiche. Tangentopoli docet, no? La vera via sarebbe quella di rendere trasparenti i rapporti tra queste due aree dello Stato, politica e burocratica, in modo da renderle controllabili dai cittadini (discorso uguale e identico a quello delle Lobby in Parlamento). Questa dovrebbe essere la priorità e non un’illusoria terzietà dei manager che, alla fine, graverà solo sull’attività dei magistrati. La domanda è sempre una: perché non si affrontano le cose per quello che sono e invece si continua a fare del buonismo, che porta solo a confondere le acque?

#OpenData: come promuoverne la pubblicazione nelle #PA?

Comuni e Open Data

Leggevo questa petizione dal gruppo di Riparte il Futuro, sull’invio delle basi dati delle PA all’Agenzia per l’Italia Digitale (cosa di cui si era discusso anche su questo sito; vedi qui). La petizione è giusta e sacrosanta, ma si crea sempre un grosso equivoco quando si agisce per principio e non per utilità. A me sembra che non si possa incentivare un qualcosa, spingendo solo sul principio: non basta affermare che gli open data sono giusti e buoni, affinché i comuni, o le varie amministrazioni pubbliche ci si mettano a lavorare seriamente. Penso che solo spiegandone la convenienza e il ritorno economico che essi otterrebbero pubblicandoli, si possa incentivare seriamente una cultura della trasparenza. La trasparenza come principio non porta da nessuna parte! Il punto di partenza è semplice: per me, amministrazione pubblica di qualsiasi tipo, deve essere più conveniente pubblicare i dati in mio possesso, che non pubblicarli. Punto su cui si potrebbe lavorare non solo dal punto di vista economico, ma anche da quello legislativo con i giusti contrappesi.

La fragilità dell’Agid nella #PA

Agid“Il digitale è ancora ritenuto una questione tecnica e non una priorità, trasversale a tutto il resto” questa è l’unica frase che abbia un senso preciso, nelle confuse dimissioni di Alessandra Poggiani (di cui trovi un ottimo resoconto qui). I problemi dell’Agenzia per l’Italia Digitale, per quanto mi riguarda, consistono in un unico grande malinteso: l’agenda digitale, più che non essere una priorità, non ha proprio nessuna considerazione da parte della politica e il caso della Poggiani ne è l’emblema! A distanza di una anno circa, ha subito lasciato l’incarico da direttrice, perché allettata da una possibile poltrona più pesante in Veneto. Naturalmente qui non si vuole giudicare la sua scelta, di cui solo lei conosce le motivazioni profonde, però si vuole mostrare un fatto certo: l’Agid viene comunque giudicata come un posto di serie B, anche da chi lo dirige e dovrebbe crederci. Punto. A ciò si aggiunge una totale noncuranza da parte dell’amministrazione centrale. Basti pensare all’episodio dell’emendamento Quintarelli, misura di buon senso bocciata quasi due mesi fa, da questo sedicente Governo gggiovane e 2.0 (per fortuna ritornato sui propri passi, nel caso specifico). La fragilità dell’Agid, pertanto, è direttamente proporzionale allo scarso interesse politico per la banda larga. Una domanda però: come si concilierà questo disinteresse, con gli ultimi 400 milioni di euro che le sono stati stanziati?

PS: non sarebbe forse meglio affidare tutto alla libera iniziativa privata e in un secondo momento far intervenire lo Stato, come è successo in Romania?… si, esatto… ROMANIA!!!

La Digitalizzazione totale della #PA, entro Settembre 2016?

riforma-pa-ehtSogno, o realtà? Vedremo. Per adesso il fatto è che, dopo più di 3 anni, il decreto che ne detta le regole è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Finalmente! Il decreto impone che le pubbliche amministrazioni dovranno adeguarsi entro 18 mesi, avendo ormai stabilito le regole per la gestione totalmente digitalizzata dei documenti delle PA. Sono molto scettico a riguardo: mi sembra incredibile digitalizzare “completamente” le PA, dopo decenni di nullafacenza. Però, sperando che mi sbagli, insieme al Decreto sull’Identità digitale e al PIN unico per i servizi delle PA, potrebbero essere delle misure veramente efficaci per il processo di digitalizzazione.

Pubblicato il Decreto sull’Identità Digitale: quali i problemi per la #privacy?

identitaPubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’altro ieri il decreto che stabilisce il rilascio e la gestione delle identità digitali per i cittadini e le imprese. Il tutto verrà gestito dallo SPID, il Sistema Pubblico di Identità Digitale e bisognerà comunque aspettare il nuovo anno affinché entri in funzione. A parte gli aspetti organizzativi, che puoi approfondire al link, secondo me l’aspetto importante è che questo decreto va a toccare un nervo scoperto del possibile sviluppo della rete: la privacy. Mi è capitato di affrontare già questo tema e, tra l’altro, è stato un argomento caldo degli ultimi giorni anche a livello internazionale, con la polemica tra Cook e Zuckeberg. C’è poco da fare: sui dati personali si giocherà la partita fondamentale per lo sviluppo di Internet e in particolare sul “chi possiede cosa”. Si, perché chi possiede i dati in questo momento storico, possiede la ricchezza e chi possiede la ricchezza determinerà cosa sarà, o non sarà, la Rete. Vedremo con quale tipo di comunicazione verrà pubblicizzato questo decreto però, per quanto mi riguarda, la mia scelta va verso questa direzione: preferisco che la mia identità online venga gestita tramite lo Stato, che tramite delle aziende private. Per chi volesse capire meglio di cosa sto parlando, si vada a leggere questo manifesto.

#PA: approvata l’Agenda per la Semplificazione per il triennio 2015-2017

Photo by Sean Gallup/Getty ImagesPer chi non se ne fosse accorto, nonostante la “annuncite” di Renzi. Durante il CDM del 1° dicembre, su proposta della Ministra Madia, è stato varato il pacchetto di riforme per la semplificazione della Pubblica Amministrazione. Oltre gli annunci, bisognerà vedere come reggerà alla prova dei fatti però, siccome penso sia un punto molto importante dell’azione del Governo, non fa male qualche link utile per approfondire. Eccoli:

#PA e #AgendaDigitale: una riflessione su quali dovrebbero essere i ruoli tra le parti

L’immagine è molto intuitiva: “fare ordine sul banco di lavoro“. In effetti, sull’implementazione dell’Agenda Digitale, è stata creata troppa confusione tra i soggetti che avrebbero dovuto portarla avanti concretamente. Ognuno spara la propria sulla digitalizzzzazione dell’Italia, che è il futuro e bla bla bla. Poi, nei fatti, ogni attore non compie ciò per cui è preposto, ma entra in campi che non gli competono. Forse, la riflessione che ho linkato è un po’ utopistica (ciò che complica il lavoro, fa parte del lavoro), però inquadra bene la situazione.