La Lotta alla #Mafia tra Sogno e Realtà: #mappiamolitutti

Un app per mappare, addirittura dinamicamente, il fenomeno mafioso. Me cooo… mplimenti! Seriamente: anche se questo progetto ha degli ottimi spunti, per me ha degli aspetti di pura fuffa. Non so come sia possibile rendere “open” i luoghi in cui si incontrano i mafiosi, a meno che le procure non si mettano a spifferare ai quattro venti indagini che possono durare anche anni. O addirittura rendere open le inchieste in corso. E poi, ammesso che questo progetto diventi realtà, una volta che con la mia bella app scopro questi incontri dei mafiosi, che faccio? Telefono a Batman e Robin? Come molta della cultura open, questo progetto mi sembra più sogno che realtà. Le organizzazioni a delinquere hanno una fenomenologia molto liquida e le procure impiegano anni e anni, per incastrare questa realtà con delle prove-provate. E spesso neanche queste bastano. Quindi, oltre la nobiltà dell’intenzione, gli aspetti che mi convincono di più di questo progetto possono essere quelli “statici”: raccontare le stragi che hanno compiuto, o creare un archivio della storia delle mafie, mi può stare bene perché serve ad affilare l’arma migliore che abbiamo contro questo fenomeno, la cultura. Ma c’è un altro aspetto che mi sfugge: visto che stiamo in ambito “open”, come mai non c’è un accenno ad un progetto fatto benissimo sui beni confiscati alle mafie, ConfiscatiBene.it? Un progetto che non ha richiesto 100mila euro ed è stato veramente partecipato. Più che un sogno, qui sento tanta puzza di egocentrismo…

#OpenData: come promuoverne la pubblicazione nelle #PA?

Comuni e Open Data

Leggevo questa petizione dal gruppo di Riparte il Futuro, sull’invio delle basi dati delle PA all’Agenzia per l’Italia Digitale (cosa di cui si era discusso anche su questo sito; vedi qui). La petizione è giusta e sacrosanta, ma si crea sempre un grosso equivoco quando si agisce per principio e non per utilità. A me sembra che non si possa incentivare un qualcosa, spingendo solo sul principio: non basta affermare che gli open data sono giusti e buoni, affinché i comuni, o le varie amministrazioni pubbliche ci si mettano a lavorare seriamente. Penso che solo spiegandone la convenienza e il ritorno economico che essi otterrebbero pubblicandoli, si possa incentivare seriamente una cultura della trasparenza. La trasparenza come principio non porta da nessuna parte! Il punto di partenza è semplice: per me, amministrazione pubblica di qualsiasi tipo, deve essere più conveniente pubblicare i dati in mio possesso, che non pubblicarli. Punto su cui si potrebbe lavorare non solo dal punto di vista economico, ma anche da quello legislativo con i giusti contrappesi.

Italia e #OpenData

OpenDataBarometerDownload_0Notizia della settimana scorsa: l’Italia è 22esima per ciò che concerne il rilascio e l’utilizzo degli Open Data, secondo l’Open Data Barometer, una classifica che viene stilata dalla World Wide Web Foundation. Apriti cielo! Siamo sempre i soliti; facciamo più burocrazia, che fatti concreti e bla bla bla. Naturalmente sono tutte critiche vere, però bisognerebbe analizzare un po’ meglio la cosa: per esempio non si cita il fatto che rimaniamo tra i primi cinque paesi al mondo, tra quelli in trend positivo (anche se abbiamo perso due posizioni). Ora, purtroppo, non ho il tempo di leggere tutto il rapporto, ma penso che non sarebbe male contestualizzarlo visto che i giornalisti, come al solito, pensano sempre al titolo ad effetto e mai ad informare. Per esempio mi ha colpito l’analisi di un’altra classifica: quella stilata dall’Open Knowledge Foundation, il Global Open Data Index. Anche questa analisi, scritta dall’ottimo Maurizio Napolitano, muove le sue giuste critiche, ma contestualizzandole. Consiglio vivamente di leggerla e ci tengo a precisare solo una cosa: quello degli Open Data è un lungo cammino e non è con le critiche sterili che si riuscirà a compierlo.

Perché le #SmartCity hanno sprecato quasi 1milione di euro?

200441005_640Questa, l’analisi pubblicata dall’Agenzia per l’Italia Digitale, qualche giorni fa. Imbarazzante è il mio unico commento. Per chi ha seguito da vicino la retorica delle “città smart”, con Open Data annessi , qui in Italia, la cosa non è nuova. Ciò che mi ha stupito è la cifra: 800 milioni di euro! Non sono bruscolini. Per carità, va bene non piangere sul latte versato e speriamo tutti che questi ulteriori 400 milioni che l’Agid chiederà, per riportare le cose alla normalità, serviranno allo scopo. Però non sarebbe male avere a disposizione i dati su quali sono i progetti andati male e chiederne conto. L’Agid ci dovrebbe spiegare perché sono stati spesi 800 milioni per creare app (ripeto: appppp!) che poi le amministrazioni pubbliche non riuscivano a mantenere. O cosa significhi la “natura prototipale” delle applicazioni sperimentate. Soprattutto perché l’ambito smart cities dovrebbe essere per sua stessa natura “open”. O dobbiamo continuare a parlare di “Open Fuffa”?

Una bella Analisi sui Dati dei Fondi #UE e Politiche di Coesione

La gestione dei fondi dell’Unione Europea è un tema cruciale per lo sviluppo dell’Italia. Nel settennato 2007/2013 sono stati quasi 100 miliardi di euro e, nonostante sprechi e inefficienze, nel prossimo periodo di finanziamento i fondi aumenteranno di altri 5 miliardi. Va da sé, quindi, che sarà una partita fondamentale. Pertanto può essere utile leggere un bel pezzo di data-journalism sui Fondi Ue, curato dall’ottima OpenPolis… anche se alcuni dati potranno far venire il sangue acido!

Piano di azione italiano per l’#OpenGovernment, questo sconosciuto…

Un articolo da ForumPa su cosa c’è e cosa manca nel “Piano di Azione italiano per l’Open Government. Sinceramente mi sembra che manchi una cosa fondamentale: la semplicità. Non si capisce cosa vuole e qual è l’obiettivo. Si nota subito che è un qualcosa scritto più per gli addetti ai lavori, che non per i cittadini. Loro se la cantano e loro se la suonano, insomma. L’essere autoreferenziale cozza con il concetto di “Open”.