Olacrazia: le Aziende senza Capi, né Cariche

olacrazia-zapposCurioso il caso della Zappos, la famosa azienda di e-commerce per l’abbigliamento, che si è dotata dal 2013 di un particolare modello di organizzazione aziendale: la holacrazy (“olacrazia” in italiano). Questo modello prevede una governance non più verticistica, ma condivisa, in cui i vari lavoratori si organizzano in cerchie e ogni cerchia rappresenta un ruolo all’interno dell’azienda. Pertanto non esistono dei veri e propri “capi”, ma all’interno della cerchia ognuno è leader di sé e deve portare avanti le competenze richieste per quella determinata cerchia. Inoltre si rivoluziona il linguaggio, cercando di utilizzare un nuovo dizionario aziendale: ad esempio, “svolgere un incarico” diventa “energizzare un ruolo”. Utopia? Non sembra così per la Zappos, che crede in questo sistema di governance, anche se c’è un però…

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Quando è Nullo il #Licenziamento Disciplinare

datore-di-lavoro-che-urlaI rapporti di lavoro sono difficili. Lo sa bene chi lavora nel privato. Un tema che desta sempre preoccupazione è quello del licenziamento disciplinare, la temuta “lettera di richiamo”, che si trasforma spesso in uno strumento di pressione sui dipendenti da parte del titolare, o chi per lui, ma d’altra parte può essere utile, per il titolare, per tagliare quei dipendenti che effettivamente ostacolano il lavoro con i loro comportamenti. A prescindere dai punti di vista, un’ordinanza del Tribunale di Milano ha stabilito un principio, secondo me sacrosanto: se tu vuoi licenziarmi, devi specificare in maniera precisa il perché, altrimenti il licenziamento è nullo. Quindi diventa possibile impugnare il provvedimento del datore di stipendio, se non consente di individuare i fatti contestati al lavoratore.

I primi Decreti Attuativi del #JobsAct

Credits: morasta.it

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Come già scritto in un post di circa quattro mesi fa, si dovevano aspettare i decreti attuativi, per capire di che pasta è fatto veramente il Jobs Act. E i primi sono usciti… ed è subito magia! Infatti, quei grandi showman del Governo hanno già creato la prima illusione: in pratica, hanno scoperto adesso che le risorse per coprire le spese degli sgravi contributivi previsti dal contratto a tutele crescenti, non ci sono… et voilà le jeux sont faits! Ma la cosa veramente magica, quasi romantica, è che ora li vorrebbero trovare con una nuova tassa: il “contributo di solidarietà”, una clausola di salvaguardia chiesta espressamente dalla Ragioneria dello Stato, per porre rimedio agli errori di previsione del Governo. Hai seguito il trucco? Il Governo prima prevede uno sgravio contributivo per le nuove assunzioni a tutele crescenti e poi, visto che ha sbagliato i calcoli, introduce una nuova tassa proprio per i beneficiari dello sgravio. Magico. C’è ancora tempo fino al 16 giugno per tutti i decreti attuativi, chissà cosa hanno ancora in serbo per noi questi piccoli David Copperfield!

#TFR, o Fondi Pensione, comunque alta la Tassazione

tfrUn gioco di parole banale, per un fatto che non lo è: con la Legge di Stabilità, approvata lo scorso Dicembre, sono aumentate le tasse sia per il TFR, che per i Fondi Pensione. Quindi tre piccioni con una fava: la tassazione verrà aumentata sia per chi ha deciso di investire la liquidazione in un fondo pensione, sia per chi lo lascia in azienda e sia per chi opta per la busta paga. L’aliquota è stata maggiorata dall’11% al 17%. Insomma, si delinea sempre di più la strategia del Governo Renzi per fare cassa: toccare i risparmi degli italiani. Dall’altro lato, però, cerca di redistribuire con misure come i famosi “80€”. Che risultati potrà avere con questa schizofrenia fiscale?

#JobsAct in Gazzetta: entro il 16 giugno sapremo, finalmente, di cosa si tratta veramente

Si perché, essendo entrata in vigore ieri, il Governo avrà 6 mesi per emanare i decreti attuativi. Solo allora si potrà assaporare il Jobs Act nella sua interezza. Per adesso, accontentiamoci di sapere quali sono le deleghe al Governo per la riforma del lavoro. Meglio sempre essere preparati, ricordandosi le premesse e ricordandosi che quasi metà del parlamento non ne ha voluto la responsabilità politica.

Le conseguenze “reali” del #JobsAct

Credits: morasta.it

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Approvato l’altro ieri alla Camera il ddl delega Lavoro, in un’aula semivuota. Tra toni entusiastici e critiche, come al solito, sfugge il punto della situazione: solo con i decreti attuativi si capirà cos’è “realmente” il Jobs Act. È lì che si aprirà il vaso di Pandora e ulteriori iniziative, o piccoli “cavalli di troia” legislativi, appaiono inevitabili. Meglio quindi farsi un’idea dei possibili scenari. Se hai tempo e voglia, li trovi al link.