Arrugas

Visto l’altro ieri sera al cinema Farnese di Roma, che consiglio caldamente perché ha sempre una bellissima selezione di film. Avevo già letto la graphic novel, omonima, da cui è tratto il lungometraggio e la sensazione con cui arrivi alla fine è uguale: cerchi di non pensarci. Alla morte. È l’antidoto con cui nasciamo tutti/e, uomini e donne. Questo fumetto/film d’animazione, però, non si concentra tanto sulla morte, quanto sull’anticamera della morte: la vecchiaia, che si è trasformata in un non-luogo dal secondo dopo-guerra in poi, in particolare dopo le rivoluzioni di “emancipazione” del ’68. Il bello di quest’opera è che ti mostra questo non-luogo nella maniera più concreta possibile, senza troppi moralismi. Verrà un giorno, per tutti/e, in cui non riusciremo più a gestirci da soli ed è lì che verrà a galla come avremo curato gli affetti, le amicizie e soprattutto il nostro spirito. Per molti di noi diventerà inevitabile andare a finire in un centro di assistenza per anziani, perché i nostri figli, come succede adesso a noi, saranno occupati nelle loro faccende e affari. Non avranno tempo per noi. Questo film ti mostra, con grandissima delicatezza, come è la vita in questi centri. E come potrebbe essere con l’alzheimer che comincia a bussarti alla porta. Inoltre, cosa rara per una trasposizione cinematografica, rende benissimo quanto fatto nella graphic novel. Anche se, a onor del vero, ha smussato un po’ gli angoli più tristi, ma senza perdere la sostanza. Fatto benissimo e consigliatissimo!

La Pazza della Porta Accanto

Documentario visto ieri sera al cinema/associazione culturale Kino. Confusione. Questa è l’impressione più forte che mi ha suscitato questo documentario. Non so se sia stata una precisa scelta della regista, forse per rendere meglio l’animo agitato della Merini. Sia come sia, è una scelta che non mi è piaciuta. Con un soggetto come la Merini, non c’era bisogno di insistere su questo lato della sua personalità, anche perché lei parlava di queste sue esperienze con il manicomio (dolorosissime e non capibili da chi non c’è passato) in modo molto cosciente, con la grazia di chi è riuscito ad andare oltre. Ecco, perché non parlare di quella grazia lì? Quando si riuscirà ad elevare l’arte dalle emozioni negative? Penso mai… comunque, Alda Merini mi è sembrata una donna di una dolcezza infinita. Devo approfondire la sua conoscenza.

Magari le Cose cambiano

Documentario, visto venerdì sera al cinema America occupato, che tratta di una delle periferie romane nate dalla speculazione edilizia: Ponte di Nona. Nonostante sia stato pubblicato nel 2009, questo documentario risulta attualissimo, anche alla luce degli ultimi avvenimenti di Tor Sapienza. Mostra, utilizzando il punto di vista di alcuni residenti che la raccontano in prima persona, la situazione di chi si trova in emergenza abitativa, cioè di chi bisogna delle case popolari. Il copione è sempre lo stesso: le case popolari di un’area urbana periferica che, per motivi socio-economici, diventa “centro”, vengono svuotate perché i costruttori, o chi per loro, rivendicano queste case, ora vendibili a prezzi più alti. Tutte le persone che prima erano state abituate a vivere in una determinata zona, di colpo si trovano ad essere spostate, in maniera coatta, nella nuova periferia. Con tutto ciò che questo comporta.

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