La Lotta alla #Mafia tra Sogno e Realtà: #mappiamolitutti

Un app per mappare, addirittura dinamicamente, il fenomeno mafioso. Me cooo… mplimenti! Seriamente: anche se questo progetto ha degli ottimi spunti, per me ha degli aspetti di pura fuffa. Non so come sia possibile rendere “open” i luoghi in cui si incontrano i mafiosi, a meno che le procure non si mettano a spifferare ai quattro venti indagini che possono durare anche anni. O addirittura rendere open le inchieste in corso. E poi, ammesso che questo progetto diventi realtà, una volta che con la mia bella app scopro questi incontri dei mafiosi, che faccio? Telefono a Batman e Robin? Come molta della cultura open, questo progetto mi sembra più sogno che realtà. Le organizzazioni a delinquere hanno una fenomenologia molto liquida e le procure impiegano anni e anni, per incastrare questa realtà con delle prove-provate. E spesso neanche queste bastano. Quindi, oltre la nobiltà dell’intenzione, gli aspetti che mi convincono di più di questo progetto possono essere quelli “statici”: raccontare le stragi che hanno compiuto, o creare un archivio della storia delle mafie, mi può stare bene perché serve ad affilare l’arma migliore che abbiamo contro questo fenomeno, la cultura. Ma c’è un altro aspetto che mi sfugge: visto che stiamo in ambito “open”, come mai non c’è un accenno ad un progetto fatto benissimo sui beni confiscati alle mafie, ConfiscatiBene.it? Un progetto che non ha richiesto 100mila euro ed è stato veramente partecipato. Più che un sogno, qui sento tanta puzza di egocentrismo…

#Lobby: l’assenza di Trasparenza è l’anticamera della Corruzione

public-relations-lobbying-and-politics1Molto interessante l’articolo di Transparency International, che riprende in buona sostanza ciò che io sostengo da tempo: l’attività di lobbying non è sbagliata di per sé. È naturale che esistano gruppi di pressione che cercano di orientare non solo l’azione politica, ma anche quella economica. Per capirci: in America esistono le lobby dei malati di tumore, le lobby ecologiche e così via. Qui in Europa, e soprattutto noi italiani, siamo abituati a dare una connotazione negativa già all’idea stessa di lobby. A parte questo, il punto è che se io so chi-spinge-cosa, so a chi dare il mio appoggio. Il problema si crea quando, ad esempio, sono convinto di aver votato un partito che è contrario alla guerra e al suo interno è pieno di lobbisti delle armi (vedasi il PD con il gioco d’azzardo… sempre ad esempio). Un registro pubblico e obbligatorio dei lobbisti servirebbe a regolamentare questo fenomeno e farlo vedere per quello che è: normalità! La corruzione si annida, semplicemente dove c’è opacità decisionale. Punto.

Sulla questione Immigrati

Non ci sarebbe niente da aggiungere, ma una riflessione la voglio scrivere: fino ad adesso, il problema dell’immigrazione non era stato preso seriamente dai partiti centristi al Governo, per paura di perdere consenso, visto che è stato strumentalizzato da chi si trova agli estremi. Ci sono voluti centinaia di morti in un colpo solo, per cominciare a “pensarci” seriamente. Quanto morti ci vorranno ancora, affinché si “risolva” seriamente?

L’equivoco di fondo nella Riforma della #PA

In linea con la fumosità delle altre riforme del Governo Renzi, si colloca anche questa riforma della PA. La fumosità è data da una somma di alcuni aspetti impossibili da realizzare (tra cui io ci inserisco anche la misura del pre-pensionamento) con un equivoco di fondo: la terzietà dei manager pubblici. L’idea di un manager pubblico distaccato dall’azione politica è… ecco… come si diceva nella Francia del XVIII secolo… una puttanata! O l’ennesima paraculata per poter continuare a gestire i propri impicci indisturbati. È chiaro come il sole che la titolarità dei rapporti tra lo stato e le imprese, o tra lo stato e i cittadini, è passata dalla politica alla burocrazia, cui di fatto competono le relazioni proprie e quelle improprie, cioè corruttive. Chiunque occupi un ruolo di potere burocratico lo gestisce nel modo più lucroso possibile per sé e per le proprie relazioni politiche. Tangentopoli docet, no? La vera via sarebbe quella di rendere trasparenti i rapporti tra queste due aree dello Stato, politica e burocratica, in modo da renderle controllabili dai cittadini (discorso uguale e identico a quello delle Lobby in Parlamento). Questa dovrebbe essere la priorità e non un’illusoria terzietà dei manager che, alla fine, graverà solo sull’attività dei magistrati. La domanda è sempre una: perché non si affrontano le cose per quello che sono e invece si continua a fare del buonismo, che porta solo a confondere le acque?

#OpenData: come promuoverne la pubblicazione nelle #PA?

Comuni e Open Data

Leggevo questa petizione dal gruppo di Riparte il Futuro, sull’invio delle basi dati delle PA all’Agenzia per l’Italia Digitale (cosa di cui si era discusso anche su questo sito; vedi qui). La petizione è giusta e sacrosanta, ma si crea sempre un grosso equivoco quando si agisce per principio e non per utilità. A me sembra che non si possa incentivare un qualcosa, spingendo solo sul principio: non basta affermare che gli open data sono giusti e buoni, affinché i comuni, o le varie amministrazioni pubbliche ci si mettano a lavorare seriamente. Penso che solo spiegandone la convenienza e il ritorno economico che essi otterrebbero pubblicandoli, si possa incentivare seriamente una cultura della trasparenza. La trasparenza come principio non porta da nessuna parte! Il punto di partenza è semplice: per me, amministrazione pubblica di qualsiasi tipo, deve essere più conveniente pubblicare i dati in mio possesso, che non pubblicarli. Punto su cui si potrebbe lavorare non solo dal punto di vista economico, ma anche da quello legislativo con i giusti contrappesi.

I Risultati de #labuonascuola, questi Sconosciuti…

la-buona-scuolaPresentati l’altro ieri dalla Ministra Giannini, i risultati della consultazione hanno mostrato degli ottimi spunti, che potrebbero rivelarsi stimolanti e migliorativi per la scuola. L’unico problema è costituito dalla volontà politica di metterli in pratica e le premesse non sono incoraggianti: una consultazione aperta a tutti, ma i cui risultati non sono aperti a tutti! Non un dataset, ma il solito pdf che sarà fatto anche bene, ma sempre un documento puramente “consultivo” rimane. Sarebbe stato interessante, infatti, avere dei dati su cui lavorare: ad esempio, sul piano straordinario di assunzioni previsto per questa primavera. Come faranno ad assumere tutti i docenti che dicono, visto che non stanno riuscendo a risolvere neanche il pensionamento dei Quota 96? E questa è solo una delle domande da porsi e anche la più banale. Questioni risolvibili con una trasparenza sostanziale e non solo con pdf e slide. Chissà quando ci si metterà in testa che, solo con una trasparenza semplice e immediata, si può testare la concretezza di un programma politico. A proposito di domande: a quando #laBuonaPolitica?

Perché le #SmartCity hanno sprecato quasi 1milione di euro?

200441005_640Questa, l’analisi pubblicata dall’Agenzia per l’Italia Digitale, qualche giorni fa. Imbarazzante è il mio unico commento. Per chi ha seguito da vicino la retorica delle “città smart”, con Open Data annessi , qui in Italia, la cosa non è nuova. Ciò che mi ha stupito è la cifra: 800 milioni di euro! Non sono bruscolini. Per carità, va bene non piangere sul latte versato e speriamo tutti che questi ulteriori 400 milioni che l’Agid chiederà, per riportare le cose alla normalità, serviranno allo scopo. Però non sarebbe male avere a disposizione i dati su quali sono i progetti andati male e chiederne conto. L’Agid ci dovrebbe spiegare perché sono stati spesi 800 milioni per creare app (ripeto: appppp!) che poi le amministrazioni pubbliche non riuscivano a mantenere. O cosa significhi la “natura prototipale” delle applicazioni sperimentate. Soprattutto perché l’ambito smart cities dovrebbe essere per sua stessa natura “open”. O dobbiamo continuare a parlare di “Open Fuffa”?

Pubblicato il Decreto sull’Identità Digitale: quali i problemi per la #privacy?

identitaPubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’altro ieri il decreto che stabilisce il rilascio e la gestione delle identità digitali per i cittadini e le imprese. Il tutto verrà gestito dallo SPID, il Sistema Pubblico di Identità Digitale e bisognerà comunque aspettare il nuovo anno affinché entri in funzione. A parte gli aspetti organizzativi, che puoi approfondire al link, secondo me l’aspetto importante è che questo decreto va a toccare un nervo scoperto del possibile sviluppo della rete: la privacy. Mi è capitato di affrontare già questo tema e, tra l’altro, è stato un argomento caldo degli ultimi giorni anche a livello internazionale, con la polemica tra Cook e Zuckeberg. C’è poco da fare: sui dati personali si giocherà la partita fondamentale per lo sviluppo di Internet e in particolare sul “chi possiede cosa”. Si, perché chi possiede i dati in questo momento storico, possiede la ricchezza e chi possiede la ricchezza determinerà cosa sarà, o non sarà, la Rete. Vedremo con quale tipo di comunicazione verrà pubblicizzato questo decreto però, per quanto mi riguarda, la mia scelta va verso questa direzione: preferisco che la mia identità online venga gestita tramite lo Stato, che tramite delle aziende private. Per chi volesse capire meglio di cosa sto parlando, si vada a leggere questo manifesto.

Italia e #Corruzione: il diavolo sta nei dettagli

Indice CorruzioneUna notizia su cui si è discusso tanto: siamo ultimi in Europa secondo l’indice di corruzione “percepita”, che viene stilato ogni anno da Transparency International. Questo indice misura come viene, appunto, percepita la corruzione nel settore pubblico, nei vari paesi di tutto il mondo. Ne hanno parlato in lungo e in largo tutti e tutte, però non fa male riportare il comunicato stampa originale. Così, per fare un po’ di chiarezza. E sempre in tema di chiarezza, mi ha colpito l’analisi dell’ottimo Alberto Bagnai, economista che seguo da tempo e che penso sia abbastanza conosciuto, ormai. A parte se si è d’accordo o meno con lui (per i malintenzionati potrebbe sfiorare quasi la dietrologia), qui il punto è che Transparency International è un’organizzazione che ha determinate fondamenta e che questo indice di corruzione rappresenta la percezione che ha di sé un popolo. Quindi non è vero, ma verosimile. Ciò che è verosimile si avvicina alla verità, si, ma non è La Verità. O no?