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Stato feat. Mercato

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Che non sono due rapper… In realtà è una riflessione sul loro rapporto e su come, spesso, nei rispettivi fallimenti non si capisca chi abbia la responsabilità.

Il principio qual’è? Che nel pensiero comune esistono: lo Stato da una parte e il Mercato dall’altra, che tutelano due visioni dell’organizzazione socio-economica antitetiche (socialismo e liberismo) ma, nella realtà, i due collaborano tra di loro e si scambiano favori a vicenda. Infatti, anche se lo Stato dovrebbe, secondo l’articolo 3 della Costituzione):

“rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

alla prova dei fatti, invece, viene governato principalmente da quelle forze sociali, a cui esso stesso dovrebbe porre un limite nella pretesa dei privilegi derivanti dalla propria forza economico-finanziaria, o dalle proprie capacità, contenendo la legge del più forte e redistribuendo la ricchezza. Va da sé, pertanto, che lo Stato convenga parecchio al Mercato (senza i cui investimenti non andrebbe da nessuna parte: non riuscirebbe neanche a delocalizzare) e che il Mercato convenga parecchio allo Stato (soprattutto in questo periodo storico in cui, grazie alla completa “finanziarizzazione” dell’economia, lo Stato difficilmente riuscirebbe a finanziarsi senza la speculazione attraverso i vari prodotti finanziari). Questa è la realtà.

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Perciò, ad un’analisi più concreta, appaiono vetuste le categorie, parecchio utilizzate per confondere il dibattito politico, per cui “più Stato” vs “più Mercato” e sembra più verosimile un’altra dicotomia, quella tra: chi vuole socializzare le perdite incassando i guadagni (i libbberisti cacio-e-pepe) e chi vuole socializzare le perdite redistribuendo le briciole, con liberalizzazioni sui servizi ergo sui prezzi, bonus di 80€, reddito di cittadinanza, bla-bla-bla (i soscscscialisti cacio-e-pepe). Non so se ci hai fatto caso, ma tutti e due hanno una cosa in comune, uguale uguale: socializzare le perdite, ossia far pagare a tutti, quando c’è da pagare e privatizzare i profitti, ossia incassare in pochi, quando c’è da guadagnare, ostentando la propria superiorità fisica/emotiva/intellettuale. Esempi concreti di questa commistione pubblico/privato ce ne sono tanti: dalle aziende con partecipazioni pubbliche, agli enti pubblici che aiutano i privati anche quando non dovrebbero. Nulla di male, ci mancherebbe: è semplicemente lo stato di fatto. Diventa perciò difficile discernere chi, nei rispettivi fallimenti, abbia reali responsabilità e risulta abbastanza pelosa la ricerca, nel dibattito politico, delle responsabilità o tutte da una parte (vedi i libbberisti cacio-e-pepe, che si dimenticano del ruolo fondamentale dello Stato quando una banca, o una grossa azienda fallisce nel magico mondo incantato della “Mano Invisibile”), o tutte dall’altra (vedi i soscscscialisti cacio-e-pepe, con la loro retorica perniciosa a favore dei deboli che, come già chiarito in questo post, nascondono ben altri interessi). È una matassa molto intrecciata e chi propone visioni semplicistiche (non semplici), fa demagogia.

Ripeto: qui, l’unica costante rimane quella di socializzare le perdite; l’unica costante è quella di far pagare il popolo, per poi tacciarlo di ignoranza, o populismo, quando reclama qualche diritto. Alla fine, il Capitalismo di Stato mi sembra l’unica vera realtà che, di fatto, continua ad esistere con diverse gradazioni delle due componenti (Stato/Mercato), a seconda della latitudine.

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Aggiornamento del 01/03/2018 – Un video che approfondisce abbastanza quanto scritto sopra:

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Di seguito indico, a parte quelli già linkati, gli articoli che sono stati di ispirazione per questo post e che, a differenza del mio, forniscono anche dati:

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