in Editoriali

Le Emozioni Negative

Credits: http://www.flashartonline.it/2017/01/angela-vettese-su-artefiera-bologna/

Nel centro emozionale, a tutta prima, la divisione [ndr: in positivo e negativo] è semplice ed evidente. Considerando che le emozioni piacevoli come gioia, simpatia, affetto, fiducia in sé, derivano dalla parte positiva e che le emozioni sgradevoli come noia, irritazione, gelosia, invidia e paura derivano dalla parte negativa, le cose parrebbero molto semplici; in realtà esse sono molto più complicateInnanzitutto non c’è parte negativa naturale nel centro emozionale. La maggior parte delle emozioni negative sono artificiali… e sono basate su delle emozioni istintive, completamente estranee ad esse, ma che sono snaturate dall’immaginazione e dall’identificazione… Le emozioni positive sono delle emozioni che non possono divenire negative. Ora, tutte le nostre emozioni piacevoli come gioia… possono ad ogni istante degenerare in noia… L’amore può volgere in collera e in odio; la speranza può cambiarsi in sogni e aspettativa di cose impossibili, e la fede in superstizione e accettazione passiva di sciocchezze confortanti… Si può dunque dire, senza timore di sbagliare, che non possiamo avere emozioni positive. Allo stesso tempo è altrettanto vero che non abbiamo emozioni negative che possano esistere, senza immaginazione e identificazione. Non si può negare naturalmente che accanto a molteplici sofferenze fisiche, appartenenti al centro istintivo, l’uomo ha molte sofferenze morali che appartengono al centro emozionale. Vi sono molti dispiaceri, fastidi, timori, apprensioni, eccetera, che non possono essere evitati e che sono legati alla vita dell’uomo quanto la malattia, il dolore e la morte. Tuttavia queste sofferenze morali non hanno niente a vedere con le emozioni negative basate sull’immaginazione e l’identificazione.

Le emozioni negative sono un fenomeno terribile. Esse occupano un posto enorme nella vita. Si potrebbe dire che per molta gente, tutta la vita è regolata, controllata ed infine rovinata dalle emozioni negative. Al tempo stesso le emozioni negative non rappresentano alcuna utilità nella nostra vita. Non servono al nostro orientamento, non ci apportano alcuna conoscenza, non ci guidano mai in maniera sensata. Al contrario guastano tutti i nostri piaceri, fanno della nostra vita un peso e oppongono degli ostacoli veramente reali al nostro possibile sviluppo, perché nulla è più meccanico nella vita delle emozioni negative. L’uomo, nel suo stato ordinario, non può mai dominare le proprie emozioni negative. Coloro che credono di poter controllare le proprie emozioni negative e manifestarle quando lo vogliono, non fanno che ingannarsi [ndr: come la tipica espressione “mi arrabbio raramente, ma quando mi arrabbio non capisco più nulla”, preludio agli scatti di ira più clamorosi e, di solito, frequenti e ingestibili. O chi, per il solo fatto di perdonare il prossimo tenendosi tutto dentro, giustifica le proprie reazioni violente sconsiderate]. Le emozioni negative dipendono dall’identificazione. Ogni qualvolta l’identificazione è distrutta, esse scompaiono… esiste un precetto relativo alla lotta contro le emozioni negative: “l’uomo deve sacrificare la sua sofferenza”… in realtà, la gente sacrificherebbe qualunque cosa piuttosto che le sue emozioni negative… Illuso da una vecchia superstizione, l’uomo aspetta sempre qualche cosa dal sacrificio dei suoi piaceri, ma non si aspetta niente dal sacrificio della propria sofferenza. Egli è pieno di idee false sulla sofferenza, continua a pensare che la sofferenza gli è inviata da Dio, o dagli dei, per suo castigo o per sua edificazione ed avrà persino paura di venire a sapere che è possibile sbarazzarsi della propria sofferenza in modo tanto semplice… Inoltre c’è il fatto che molta gente non ha che emozioni negative. Tutti i loro “io” sono negativi. Se toglieste loro le emozioni negative essi, semplicemente, crollerebbero e svanirebbero in fumo. E cosa avverrebbe di tutta la nostra vita senza le emozioni negative? Che avverrebbe di ciò che noi chiamiamo arte, del teatro, del dramma, della maggior parte dei romanzi?

… Qual’è dunque l’origine delle emozioni negative, se esse sono artificiali, anormali, ed inutili? Dato che non conosciamo l’origine dell’uomo, non siamo in grado di discutere tale questione, e non possiamo parlare delle emozioni negative e della loro origine, se non riferendoci a noi stessi e alle nostre vite. Per esempio, osservando i bambini, possiamo vedere come siano loro insegnate le emozioni negative e come le imparino da soli imitando gli adulti e i bambini più grandi… e grazie a tutti gli esempi che può vedere e udire, grazie alle letture, al cinema, eccetera, un bambino di dieci anni conosce già tutta la gamma delle emozioni negative e può immaginarle, riprodurle ed identificarsi con esse come un adulto. Negli adulti, le emozioni negative sono alimentate dalla letteratura e dall’arte, che continuamente le giustificano e le glorificano, come pure dall’auto-giustificazione e dall’indulgenza verso sé stessi… In realtà,  abbiamo sulle emozioni negative un potere ben maggiore di quanto pensiamo, soprattutto dal momento in cui ci rendiamo conto di quanto siano pericolose e di quanto sia urgente lottare contro di esse. Ma noi le giustifichiamo eccessivamente e nuotiamo in un mare di egoismo o di auto-compatimento, a seconda dei casi, TROVANDO DIFETTI DAPPERTUTTO ECCETTO CHE IN NOI.

Passo dal libro “L’evoluzione interiore dell’uomo”, di Peter D. Ouspensky (2006, Edizioni Mediterranee, pag. 92-97). Libro che mi ha segnato nel profondo, trasformandomi. È un concetto da tenere bene in mente, questo sulle emozioni negative, vista la quantità abnorme di intrattenimento (disinformazione giornalistica, film, musica, ecc) che ormai fagocitiamo. Quanta roba di ciò che leggiamo, guardiamo, ascoltiamo, è basata solo su emozioni di basso livello? La catarsi, purtroppo, da concetto importante si è trasformata solo in una giustificazione del nostro auto-compiacimento, o auto-compatimento, alimentato da queste emozioni-spazzatura. Proprio a causa di ciò, è diventato molto più difficile oggi saper scindere l’Arte dall’intrattenimento e questo costituisce un altro tassello (di tipo emotivo, mentre quello giornalistico è di tipo mentale) nel processo di allontanamento dai nostri interessi “reali”, verso quelli “percepiti” e quindi falsi. Se fosse chiara a tutti la distorsione creata da queste tonnellate di emozioni-spazzatura, quanto rimarrebbe di tutti i libri, giornali, musica, tv, film, quadri, sculture, installazioni, performance teatrali e non, che consumiamo ogni giorno?!? QUANTO?!?!?

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