in Editoriali

L’importanza della Trasparenza

“L’evoluzione sociale non serve al popolo, se non è preceduta da un’evoluzione di pensiero”, F. Battiato

 

Quando si definisce un qualcosa trasparente? Quando arriva quasi a scomparire, nonostante esista, lasciando intravedere ciò che si trova al di là di esso. Questa definizione dà già il senso della schizofrenia intrinseca al concetto stesso di Trasparenza. Un concetto di cui è chiaro quale sia il contraltare: in nome del valore positivo della trasparenza si sacrifica la privacy, sotto l’egida dell’accessibilità alla conoscenza. Conoscenza che può essere anche apparente, perché non è detto che l’accumulo di informazioni produca necessariamente maggiore conoscenza. Soprattutto in quest’era di iper-comunicazione in cui, oltre ai tanti dati, ci sono tante interpretazioni disponibili per tutti. Pertanto la trasparenza non viene qui proposta come un fine, ma come un mezzo. Un mezzo che vuole nobilitare il proprio fine e cioè risolvere un problema antico come gli esseri umani: quis custodiet ipsos custodes? Un dilemma che sembra non avere soluzione, ma che in realtà giustifica il tentativo della trasparenza: solo la trasparenza ha il potenziale per rendere virtuoso il circolo vizioso del chi-controlla-chi, o in altre parole del “chi controlla i controllori?”.

Ora, non starò qui ad indicarvi i supposti benefici della trasparenza, o quanto sia buona e giusta. Sono in tanti ad averlo fatto meglio di me: come esempio su tutti, valga l’appello con i 10 buoni motivi per l’adozione di un FOIA (Freedom Of Information Act) qui in Italia, che invito a sottoscrivere. Come già specificato sopra, qui mi interessa approfondire la trasparenza come mezzo e non come fine. Però, ci sono pochi punti che voglio evidenziare, per rimarcare come la trasparenza sia una priorità. Eccoli:

  • in una democrazia che si vuole definire tale, non si può affidare l’informazione sulla cosa pubblica esclusivamente ai politici, o ai giornalisti! Mi spiego meglio: bisogna sapere che il diritto di accesso agli atti amministrativi viene legato al possesso di una situazione legittimante, perché esso non può prevalere sul diritto di protezione della privacy. Bene. Però, mentre un cittadino qualsiasi deve dimostrare un interesse specifico, concreto e provabile, un politico o giornalista qualsiasi ha un accesso privilegiato. L’accesso alle informazioni della PA non può essere “privilegiato”, perché così facendo lo si rende dipendente dalle fughe di notizie, o dagli interessi di un qualsiasi gruppo politico/editoriale. A parte rari casi, infatti, politici e giornalisti sono mossi, più che dall’amore per la verità, dal proprio egocentrismo o dai propri interessi economici. Naturalmente comprendo la necessità di interpretazione della realtà assolta da queste figure, che serve a mediare tra chi è tecnico di un argomento e chi non lo è. Però non può essere accettabile che un giornalista abbia più credito per accedere agli atti della PA, di un cittadino qualsiasi costretto a motivarlo scrupolosamente! Una buona legge che riesca a garantire l’accesso a tutti, trovando il giusto equilibrio tra interesse pubblico e interesse privato, diventa sempre più urgente (per vostra comodità vi linko la legge n. 241 del 1990, che regola l’accesso agli atti della PA e un articolo che la spiega più velocemente);
  • solo con un’effettiva trasparenza amministrativa, si possono creare le basi per una migliore redistribuzione del reddito. Può sembrare azzardato, ma concentriamoci su un fatto: le asimmetrie informative sono il punto di partenza per le differenze economiche e sociali o, scritto in parole povere, la differenza nella tua vita la fa sapere, o non sapere un qualcosa. Questo semplice principio vale anche su livelli più macroscopici: si pensi al reato di aggiotaggio in finanza, ad esempio, basato sulla manipolazione delle informazioni finanziarie. Non è mia intenzione semplificare un tema complesso come quello della redistribuzione del reddito, però voglio evidenziare un fatto incontrovertibile: in quanto pubblica, l’informazione sul processo amministrativo potrebbe essere veicolata in maniera neutrale, bypassando quindi il filtro politico-giornalistico di cui ho scritto sopra e dando la possibilità a tutti di accedere al dato grezzo. In altre parole, se ho un accesso non mediato ai dati e alle informazioni della PA, posso arrivare prima alle informazioni a me utili per portare avanti le mie attività. Pertanto la trasparenza amministrativa potrebbe essere la condizione minima (specifico: minima, non risolutiva) per un’effettiva redistribuzione del reddito;
  • come scritto all’inizio, la privacy è il contraltare della trasparenza. Però, per quanto riguarda la cosa pubblica, non si può anteporre la privacy alla trasparenza. Domanda: dove finisce il limite della privacy di un’azienda che scarica rifiuti liquidi nelle acque di un determinato comune, con la possibilità per quel determinato comune di pubblicare i dati sugli scarichi nel proprio territorio? O qual’è il limite tra la mia libera scelta di andare a caccia in un determinato comune e la possibilità di quel determinato comune di pubblicare i dati sui residui di piombo, pubblicando anche le liste di chi è iscritto alla stagione venatoria? Potrei portare centinaia di esempi, ma alla fine il punto è uno solo: posta la sacralità della privacy, il modo migliore per difenderla non è metterla in una campana di vetro rendendola un diritto, ma farla diventare un dovere calandola dinamicamente nella realtà (pensare che un diritto esista di per sé è demagogia. Ogni proprio diritto finisce, lì dove comincia un diritto altrui. Ogni diritto può essere soltanto la conseguenza di un dovere e ad esso subordinato. Quindi esistono solo doveri, di per sé). Scritta in soldoni: è solo rendendo coscienti le persone di cosa si fa con i propri dati che, paradossalmente, si tutela concretamente la loro privacy. E la trasparenza, in questo, svolge un ruolo essenziale. Pertanto, il principio che qui si sostiene è che la trasparenza ben applicata possa essere la condizione minima (anche qui specifico: minima, non risolutiva) per una sostanziale salvaguardia della privacy. Infine, ricordo come la protezione dei dati personali sia ormai una priorità, a causa dell’uso massivo di internet, ed è per questo che sostengo lo User Data Manifesto.

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