in Editoriali

I Migliori Cinque Album del 2013

Un anno di ascolti. Una vera ossessione. Chissà se riuscirò a disintossicarmi. Nonostante la bellezza che si può trovare in tutti, ne voglio scegliere cinque. Per fare mente locale. Economia del pensiero. Di solito non scrivo mai la motivazione per cui scelgo gli album. Perché penso di essere più oggettivo con ciò che non mi piace, che con ciò che mi piace. Però, visto che qui si discute dei migliori dell’anno, di ciò che rimarrà nei miei personali annali, ho deciso di fare uno strappo alla regola. Descriverò il perché di queste scelte. Senza un’ordine particolare, ecco i migliori cinque album del 2013:

  • Willis Earl Beal – Nobody Knows (da dove salta fuori questo alieno nero? A parte la sua storia personale straordinaria, qui il punto è un altro: la sua voce non è normale. Un soul così minimale, ridotto all’osso, se lo possono permettere in pochi. Solo il buon Hayes è arrivato a queste vette. Una leggenda del soul. Qui il livello è uguale. Oltre alle soluzioni tecniche, tipo fondere il soul con il lo-fi, in quest’album c’è di più. Quel “di più” che va al di là della tecnica. In cui bastano anche solo due accordi, per rimanere eterno. Una carica emotiva non comune. Ascolta il brano “Everything Unwinds” e vedi dove ti porta. Ascolta tutto l’album. Se non provi nulla, significa che molto probabilmente non hai un cuore)
  • These New Puritans – Fields of Reeds (giovanissima questa band. E non ci si crede. Sono al terzo album. In miglioramento continuo tra l’uno e l’altro. Ma in quest’ultimo, il salto di qualità è pauroso. Se prima i riferimenti erano evidenti e non nascosti dalla band, adesso si va diritti al punto. Questi ragazzi hanno una capacità compositiva rara. Per la loro età, incredibile. Decostruire, così, il confine “colto” con la classica moderna, non è da tutti. In più lo hanno fatto con una sfrontatezza avanguardistica che rende il tutto rock. Per cortesia: non post-rock! Non mettiamo quest’ album nel calderone del “post”. Qui c’è un’ intenzione più precisa e il risultato è molto più originale)
  • DVA Damas – Nightshade (ad un primo ascolto, quest’album può sembrare l’ennesimo album dark wave. Non è così. Unire, con questa personalità, il minimalismo spettrale e straniante dei Suicide con le note più calde e perverse dei Cramps, non è cosa facile. In più, l’interpretazione è brillante e l’intenzione è chiara. Un duo così, può arrivare molto lontano)
  • Ùlfur – White Mountain (solo dall’Islanda poteva arrivare un album così etereo! Una terra magica non solo per la sua natura, ma anche per la sua musica. Album che si colloca all’incrocio tra elettro-acustica, musica da camera e ambient, White Mountain è una gemma. Riprende parecchio dai Popol Vuh, ma aggiorna il tutto ai tempi moderni, in maniera originale. Ti pare poco?)
  • Blue Willa – Blue Willa (se il rock è sperimentazione e varietà stilistica, si può dire che quest’album lo rappresenta ottimamente. Un progetto difficile: una manciata di canzoni che sono delle mini-suite e un’altra composta da canzoni istintive. Si può affermare che il mood dell’intero album è di una sperimentazione istintiva. Le premesse sono tutte mantenute! Il tutto viene condito con una teatralità, che da all’album la compattezza dei classici. In più, giusto per uscire fuori dai luoghi comuni, sono italiani…)

Naturalmente, secondo me. Però, un “secondo me” documentato. Vuoi conoscere tutto ciò che ho ascoltato nel 2013?

Ecco tutti i miei ascolti del 2013:

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